{"id":1043,"date":"2019-01-07T23:13:17","date_gmt":"2019-01-07T22:13:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.unalinguadaleggere.it\/web\/?p=1043"},"modified":"2019-02-07T22:08:54","modified_gmt":"2019-02-07T21:08:54","slug":"novecento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.unalinguadaleggere.it\/web\/novecento\/","title":{"rendered":"Novecento"},"content":{"rendered":"<p>[et_pb_section fb_built=&#8221;1&#8243; fullwidth=&#8221;on&#8221; _builder_version=&#8221;3.18&#8243; custom_padding=&#8221;0|0px|0|0px|false|false&#8221;][et_pb_fullwidth_header title=&#8221;Novecento&#8221; subhead=&#8221;di Alessandro Baricco&#8221; background_overlay_color=&#8221;rgba(0,83,104,0.62)&#8221; _builder_version=&#8221;3.17.6&#8243; title_font=&#8221;||||||||&#8221; title_font_size=&#8221;63px&#8221; title_text_shadow_style=&#8221;preset2&#8243; content_font=&#8221;||||||||&#8221; background_image=&#8221;https:\/\/www.unalinguadaleggere.it\/web\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/castello_bn_1920x1080.jpg&#8221; text_shadow_style=&#8221;preset1&#8243;]<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\"><\/h3>\n<p>[\/et_pb_fullwidth_header][\/et_pb_section][et_pb_section fb_built=&#8221;1&#8243; _builder_version=&#8221;3.17.6&#8243; custom_padding=&#8221;52.3594px|0px|1px|0px|false|false&#8221;][et_pb_row _builder_version=&#8221;3.17.6&#8243;][et_pb_column type=&#8221;4_4&#8243; _builder_version=&#8221;3.0.47&#8243; parallax=&#8221;off&#8221; parallax_method=&#8221;on&#8221;][et_pb_text _builder_version=&#8221;3.18&#8243;]<\/p>\n<p>[Recensione di Lilou, classe 2^ A, Liceo I.M.I. &#8211; Istanbul]<\/p>\n<p><em>Lui l\u2019aveva una buona storia. Lui era la sua buona storia. E quel giorno, seduto su tutta quella dinamite, me l&#8217;ha regalata. Perch\u00e9 ero il suo pi\u00f9 grande amico, io.<\/em><\/p>\n<p>T.D. Lemon. Era la scritta sulla scatola in cui era stato lasciato da neonato sul pianoforte della prima classe. A trovarlo, era stato quel vecchio marinaio, Danny Boodman, che prese il bambino in braccio e gli disse \u201cHello Lemon!\u201d. E gli scatt\u00f2 quel qualcosa dentro, un po\u2019 come se fosse diventato padre. Era convinto che quel \u201cT.D.\u201d significasse \u201cThanks Danny\u201d e che quel bimbo fosse stato lasciato l\u00ec per lui.<\/p>\n<p>Per\u00f2 al bambino doveva dare un nome. Inizi\u00f2 per dare il suo: Danny Boodman, poi ci aggiunse T.D. Lemon, proprio come la scritta della scatola (secondo lui faceva fine avere iniziali nel proprio nome). Con gli altri marinai, lo studi\u00f2, quel nome, ripetendolo a bassa voce. Un bel nome, ma gli mancava qualcosa. E infine Danny ci aggiunse \u201cNovecento\u201d perch\u00e9 aveva trovato il bambino nel primo anno di \u201cquesto fottutissimo secolo\u201d, come diceva lui. E cos\u00ec quel bimbo trovato in una scatola sul pianoforte della prima classe fu chiamato Danny Boodman T.D. Lemon Novecento.<\/p>\n<p>Novecento \u00e8 un monologo ambientato nella prima met\u00e0 del XX secolo. Racconta di un pianista a dir poco particolare. Su quella nave dalle arie del Titanic, il Virginian, ci era nato e non ne era mai sceso. Suonava in prima classe le sue note \u201cnormali\u201d e in terza classe suonava quelle note che ti fanno viaggiare, che ballano sulle onde del mare facendo sembrare che ti culli. Ogni volta che suonava, Novecento finiva in un posto diverso reale, non della sua fantasia: poteva finire a Parigi a guardare il tramonto o in Bertham Street sentendo l\u2019odore della pioggia appena caduta. Viaggiava con la mente con tutti questi dettagli perch\u00e9 \u201cleggeva la gente che incontrava e soprattutto leggeva i segni che la gente si portava addosso\u201d.<\/p>\n<p><em>Novecento. Stava seduto sul seggiolino del pianoforte, con le gambe che penzolavano gi\u00f9\u0300, non toccavano nemmeno per terra. E, com&#8217;\u00e8 vero Iddio, stava suonando.<\/em><\/p>\n<p>Nel monologo scritto da Alessandro Baricco, pubblicato nel 1994 dalla Feltrinelli, si parla di come Novecento riesca a trasportarci tramite le sue note accompagnate dalle onde del mare e di come riesca a trasmettere quello che non si pu\u00f2 dire attraverso i suoi accordi. Dato che io non ho potuto sentire le sue note speciali, non \u00e8 stato lui a farmi viaggiare e a trasmettermi emozioni ma \u00e8 stato questo monologo che ti fa vivere quelle burrasche micidiali in piena notte e ti fa immaginare le note di Novecento ballate dagli ospiti della prima classe.<\/p>\n<p>La storia di Novecento viene raccontata dal suo migliore amico e presenta un lessico semplice, colloquiale, che ti cattura e ti trasporta fino all\u2019ultima parola, comunicandoti tutte le sensazioni ed emozioni presenti come le domande dell\u2019amico sul perch\u00e9 il protagonista non scenda da quella nave o le emozioni di Novecento quando affronta \u201cl\u2019inventore del jazz\u201d facendo incantare la gente.<\/p>\n<p>Con questo racconto si viene trasportati come l\u2019Oceano fa con il Virginian e durante questo viaggio si ha sempre una domanda nel profondo della testa: scender\u00e0 mai Novecento da questa nave<\/p>\n<p>Alessandro Baricco, <em>Novecento. Un monologo<\/em>, Feltrinelli, 1994<\/p>\n<p>[\/et_pb_text][\/et_pb_column][\/et_pb_row][\/et_pb_section]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>T.D. Lemon. Era la scritta sulla scatola in cui era stato lasciato da neonato sul pianoforte della prima classe. A trovarlo, era stato quel vecchio marinaio, Danny Boodman, che prese il bambino in braccio e gli disse \u201cHello Lemon!\u201d. 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