{"id":2254,"date":"2021-03-19T17:37:49","date_gmt":"2021-03-19T16:37:49","guid":{"rendered":"https:\/\/www.unalinguadaleggere.it\/web\/?p=2254"},"modified":"2021-03-19T17:39:23","modified_gmt":"2021-03-19T16:39:23","slug":"intervista-a-guido-quarzo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.unalinguadaleggere.it\/web\/intervista-a-guido-quarzo\/","title":{"rendered":"Intervista a Guido Quarzo"},"content":{"rendered":"\n[et_pb_section fb_built=&#8221;1&#8243; fullwidth=&#8221;on&#8221; _builder_version=&#8221;3.22.3&#8243; custom_padding=&#8221;0|0px|0|0px|false|false&#8221;][et_pb_fullwidth_header title=&#8221;Intervista a Guido Quarzo&#8221; subhead=&#8221;a cura degli alunni delle classi II, III, IV e V primaria del Lyc\u00e9e International di Saint Germain en Laye&#8221; background_overlay_color=&#8221;rgba(0,83,104,0.62)&#8221; _builder_version=&#8221;3.24&#8243; title_font=&#8221;||||||||&#8221; title_font_size=&#8221;63px&#8221; content_font=&#8221;||||||||&#8221; background_image=&#8221;https:\/\/www.unalinguadaleggere.it\/web\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/castello_bn_1920x1080.jpg&#8221; title_text_shadow_style=&#8221;preset2&#8243; text_shadow_style=&#8221;preset1&#8243;]<h3 style=\"text-align: justify;\"><\/h3>[\/et_pb_fullwidth_header][\/et_pb_section][et_pb_section fb_built=&#8221;1&#8243; _builder_version=&#8221;3.22.3&#8243; custom_padding=&#8221;3.4px|0px|1px|0px|false|false&#8221;][et_pb_row _builder_version=&#8221;3.25&#8243; min_height=&#8221;4470px&#8221;][et_pb_column type=&#8221;4_4&#8243; _builder_version=&#8221;3.25&#8243; custom_padding=&#8221;|||&#8221; custom_padding__hover=&#8221;|||&#8221;][et_pb_text _builder_version=&#8221;4.4.8&#8243; hover_enabled=&#8221;0&#8243;]<p><strong>Saint Germain en Laye (Francia) 18\/02\/2021<\/strong><\/p>\n<p>Pubblichiamo le risposte ad alcune domande rivolte a Guido Quarzo, scrittore di libri per bambini vincitore del prestigioso Premio Andersen e due volte \ufb01nalista del Premio Strega Ragazzi, nel corso degli incontri online tenutisi per le classi II, III, IV e V primaria ai primi di febbraio 2021.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.unalinguadaleggere.it\/web\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/intervista_Guido_Quarzo-1024x768.jpg\" width=\"684\" height=\"513\" alt=\"\" class=\"wp-image-2255 alignnone size-large\" style=\"display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;\" \/><\/p>\n<p>Durante le vacanze di ottobre e dicembre abbiamo letto due tra i suoi libri per classe: &#8220;Guarda, c\u2019\u00e8 un porcello che vola!&#8221;, &#8220;Grande, piccolo, cos\u00ec cos\u00ec&#8221; (II elementare); &#8220;Fuori il rospo Briz!&#8221;, &#8220;Il bambino, la volpe e il buio&#8221; (III elementare); I&#8221;l segreto di Malaselva&#8221;, &#8220;La citt\u00e0 dei topi&#8221; (IV elementare); &#8220;La meravigliosa macchina di Pietro Corvo&#8221;, &#8220;Tre passi nel mistero&#8221; (V elementare). Gli incontri sono stati veramente emozionanti e l\u2019autore si \u00e8 rivelato disponibile e attento a venire incontro a qualsiasi nostra curiosit\u00e0. Lo ringraziamo per questo.<\/p>\n<p><strong>Buongiorno Guido, siamo i bambini di II, III, IV e V primaria del Lyc\u00e9e International di Saint Germain en Laye, Francia.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Vorremmo sapere quanto tempo impieghi per scrivere un libro<\/strong><\/p>\n<p>Esistono due tipi di scrittori che scrivono in due modi molto diversi: uno si alza il mattino e comincia a scrivere. Lo fa tutti giorni. Scrive di getto tutto quello che gli viene in mente, poi sceglie cosa tenere e cosa no. Il secondo passa il tempo a pensare cosa scrivere e poi scrive un pezzetto piccolo, quello che funziona. Non scrive tutti i giorni. La scelta la fa prima nella sua testa. Io sono cos\u00ec.<\/p>\n<p>\u00c8 di\ufb03cile perci\u00f2 capire quanto tempo ho impiegato a scrivere la storia, perch\u00e9 scrivo poco alla volta, non tutti i giorni. Dipende anche dalla lunghezza di una storia e poi bisogna rileggere quello che si scrive, Per alcune storie avr\u00f2 messo una settimana, dieci giorni. Per storie pi\u00f9 lunghe ci vuole pi\u00f9 tempo, mesi o anche un anno.<\/p>\n<p><strong>Come scegli il nome dei personaggi?<\/strong><\/p>\n<p>I nomi dei personaggi possono essere di due generi: 1. dipendono dal ruolo dei personaggi (un mostro \u00e8 obbligatorio che abbia un nome da mostro!) e devono avere un senso musicale nella storia, che deve essere letta a voce alta; 2. per gli altri nomi si immagina il personaggio e e si vede qual \u00e8 il nome pi\u00f9 giusto per chiamarlo. Alcuni personaggi vogliono proprio essere chiamati in un certo modo perch\u00e9 la loro \ufb01gura si associa bene con quel nome (Mastino va bene per un cavaliere medievale, Biancaluna per una principessa).<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9 hai voluto diventare scrittore?<\/strong><\/p>\n<p>Devono piacerti le storie, devi amare la lettura o sentir raccontare le storie. In terza elementare il maestro ci leggeva tante storie e io, come maestro, leggevo tanto ai miei alunni. Ho incominciato a inventarle per il teatro e solo dopo ho trasformato queste idee per spettacolo in storie da leggere. Mi sono sempre divertito tanto a raccontarle.<\/p>\n<p><strong>Quale preferisci tra i libri che hai scritto?<\/strong><\/p>\n<p>I libri che ho scritto sono talmente diversi tra loro che \u00e8 impossibile sceglierne uno. Li preferisco tutti! Alcune storie hanno a che fare anche con la mia storia personale: esse dipendono da quello che si \u00e8 vissuto e le pi\u00f9 coinvolgenti sono proprio quelle che hanno le radici in ci\u00f2 che mi \u00e8 capitato personalmente.<\/p>\n<p><strong>Come ti vengono in mente le storie?<\/strong><\/p>\n<p>Perch\u00e9 stiamo in mezzo alla gente. Come nel mare nuotiamo nell\u2019acqua e ci sono i pesci, le alghe,\u2026noi nuotiamo in un mare di storie. Gli scrittori osservano e ascoltano le storie che gli altri raccontano o che accadono o che si leggono nei giornali. A furia di sentire storie, ne vengono in mente nuove. Ma le storie vengono in mente se si ha l\u2019intenzione di raccontare una storia. Lo scrittore \u00e8 diverso dagli altri perch\u00e9 si chiede se la storia che sente pu\u00f2 servirgli per crearne un\u2019altra.<\/p>\n<p><strong>Quando eri piccolo assomigliavi a qualche personaggio delle tue storie?<\/strong><\/p>\n<p>Da grande ho scritto delle storie con personaggi che assomigliano un po\u2019 a me da piccolo, in particolare due protagonisti de &#8220;Il bambino, la volpe e l\u2019uva&#8221; e &#8220;1958. Le storie in tasca&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Scrivevi gi\u00e0 da piccolo?<\/strong><\/p>\n<p>A scuola non ci facevano scrivere storie come volevamo noi, ma c\u2019erano temi \ufb01ssi. Non si sceglieva cosa scrivere. Non mi veniva voglia di scrivere per conto mio. La scrittura era un compito. Preferivo giocare. Inventavo delle storie, ma giocate: far \ufb01nta di \u2026<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9 gli autori sono spesso insegnanti?<\/strong><\/p>\n<p>Gli scrittori per ragazzi, ma anche per adulti, sono spesso insegnanti perch\u00e9 nel mondo della scuola la scrittura \u00e8 importante. \u00c8 un mestiere in cui i libri sono fondamentali. Ma non \u00e8 una regola. Primo Levi era un chimico, ad esempio.<\/p>\n<p><strong>A chi ti ispiri per tratteggiare il carattere dei personaggi?<\/strong><\/p>\n<p>Per descrivere carattere e comportamento dei personaggi si fa riferimento a chi si \u00e8 conosciuto nella vita vera.<\/p>\n<p><strong>Le storie che scrivi sono tutte inventate o ci sono riferimenti alla realt\u00e0?<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 di\ufb03cile rispondere. \u00c8 una specie di minestrone in cui si trova molto di inventato e qualcosa di vero o viceversa. Nell\u2019inventare non si pu\u00f2 fare qualcosa di completamente nuovo, bisogna partire da quello che si conosce. La nostra testa \u00e8 come uno scatolone: dobbiamo riempirlo o osservando le persone, ascoltandole, o leggendo, guardando i film, andando a teatro. Dobbiamo essere attenti.<\/p>\n<p><strong>Quando hai capito che il tuo mestiere sarebbe stato quello dello scrittore?<\/strong><\/p>\n<p>Queste cose succedono piano. Quando mi hanno pagato per comprare le mie storie. Quando ho visto che c\u2019erano delle persone che si divertivano a leggere le mie storie e ne chiedevano altre. L\u2019ho capito presto, quando ho visto che le mie storie funzionavano per il teatro, per gli spettacoli dei ragazzi.<\/p>\n<p><strong>Scrivi tutti i libri da solo?<\/strong><\/p>\n<p>La maggior parte delle volte scrivo da solo, altre a quattro mani con un\u2019amica e collega, Anna Vivarelli. Scrivere insieme \u00e8 divertente: bisogna chiacchierare tantissimo, poi ognuno scrive pezzettini che passa all\u2019altro, che li corregge e li ripassa. Alla fine la pagina \u00e8 scritta da entrambi.<\/p>\n<p><strong>A quale personaggio sei pi\u00f9 a\ufb00ezionato?<\/strong><\/p>\n<p>Un personaggio che amo \u00e8 Mastino, cavaliere medievale brutto e cattivo, assassino su commissione. Lui non ha paura di niente, tutti hanno paura di lui. Si innamora di una principessa particolare, adatta a lui.<\/p>\n<p><strong>I libri da te scritti hanno un messaggio o scrivi anche solo per il piacere di farlo?<\/strong><\/p>\n<p>Si deve partire col raccontare per il gusto di raccontare. Bisogna solo raccontare una storia senza pretendere di insegnare qualcosa a qualcuno. Poi nelle storie si descrivono cose giuste e sbagliate e cos\u00ec, inevitabilmente, si d\u00e0 un giudizio che non deve essere detto, ma stare nella storia. Non si deve avere l\u2019intenzione di raccontare una storia per insegnare qualcosa, ma dalla storia si pu\u00f2 apprendere e i lettori decidono cosa ricavarne.<\/p>\n<p><strong>In quale luogo preferisci scrivere?<\/strong><\/p>\n<p>Generalmente scrivo gli appunti nel mio studio, alla mia scrivania, per\u00f2 la storia uno se la porta dietro nella testa. Ci penso anche quando vado in giro. Per esempio ho scritto molte pagine nei treni. Nello studio raccolgo le idee per trovare le parole per la storia.<\/p>\n<p><strong>A chi fai leggere per la prima volta un tuo nuovo libro?<\/strong><\/p>\n<p>Prima che una storia diventi un libro passa anche un anno. I lettori per le mie storie sono tre, quattro amici che mi fanno critiche, mi dicono se \u00e8 scorrevole, se la storia funziona, un\u2019altra scrittrice, Anna Vivarelli, con la quale ci scambiamo i testi, mia moglie che era maestra. Nella casa editrice poi ci sono persone che leggono la storia in modo professionale per l\u2019editing, per prepararla perch\u00e9 diventi un libro. Io non faccio libri, ma le storie che gli editori trasformano in libri.<\/p>\n<p><strong>C\u2019\u00e8 un dettaglio\/personaggio che ritorna in tutti i tuoi libri?<\/strong><\/p>\n<p>Un tema che ritorna in tutte le mie storie \u00e8 il trascorrere del tempo e il suo signi\ufb01cato. Il tempo, se cerco di spiegarlo, non so cos\u2019\u00e8. Esso cambia le cose e noi siamo come immersi in un fiume che ci trascina. Io uso il tempo per costruire storie.<\/p>\n<p><strong>Puoi spiegarci la dedica dei tuoi libri?<\/strong><\/p>\n<p>Le dediche sono un gioco: si tratta di premesse che ho inventato o false citazioni.<\/p>\n<p><strong>Qualcuno ti ha incoraggiato a scrivere?<\/strong><\/p>\n<p>Ho avuto un forte incoraggiamento quando ho frequentato un scuola di giornalismo perch\u00e9 mi hanno detto che ero bravo nella scrittura. L\u2019incoraggiamento maggiore \u00e8 venuto dai lettori a cui piacevano le storie e che mi invitavano a pubblicarle. A quel punto ho cercato un editore.<\/p>\n<p><strong>Quando cominci una storia, hai gi\u00e0 in mente il \ufb01nale?<\/strong><\/p>\n<p>Abbastanza. Penso al \ufb01nale quando comincio a scrivere una storia. Scrivendo poi vengono in mente molte idee, nuovi personaggi o soluzioni e allora ci si accorge che il \ufb01nale pu\u00f2 essere modi\ufb01cato o migliorato. Il \ufb01nale pensato all\u2019inizio \u00e8 come un cartello stradale che dice: \u201cVai in quella direzione!\u201d. Poi per strada, magari, si imbocca una via laterale\u2026<\/p>\n<p><strong>Da piccolo leggevi molto?<\/strong><\/p>\n<p>Quando facevo le elementari c\u2019era meno scelta di libri per ragazzi. Io leggevo, ma soprattutto amavo ascoltare le storie a puntate lette dal mio maestro (Jules Verne, Salgari, Kipling&#8230;). Ho letto tantissimo con le orecchie. Quando avevo la vostra et\u00e0 ho letto montagne di fumetti.<\/p>\n<p><strong>Qual \u00e8 il tuo scrittore preferito?<\/strong><\/p>\n<p>Ho tanti scrittori preferiti, sia scrittori per ragazzi che per grandi. Quando si scrive si passa pi\u00f9 tempo a leggere i libri degli altri che a scrivere. \u00c8 importante continuare a confrontarsi. Mi piace molto Italo Calvino, perch\u00e9 la sua scrittura \u00e8 veloce, sintetica, pulita, lineare. Tra gli scrittori per ragazzi amo molto Pinin Carpi, autore de Le avventure di Lupo Uragano.<\/p>\n<p><strong>Quali sono i tuoi consigli per scrivere una storia avvincente?<\/strong><\/p>\n<p>Non esistono istruzioni per scrivere una storia avvincente, perch\u00e9 le storie sono tali rispetto a chi le legge. Non esiste una storia che piaccia a tutti. Mi sento di consigliare di non scrivere storie per far contenti i lettori, ma storie che si pensa valga la pena di raccontare. Chi legge tanto si accorge subito se la storia \u00e8 stata scritta perch\u00e9 era necessaria. Inoltre \u00e8 bene non innamorarsi delle proprie parole: una frase o un\u2019idea non sono giuste solo perch\u00e9 sono venute in mente a noi. In\ufb01ne \u00e8 importante leggere quello che scrivono gli altri per capire cosa piace e cosa non va bene a noi. La lettura \u00e8 fondamentale.<\/p>\n<p><strong>Quale sensazione provi non appena \ufb01nisci di scrivere un libro?<\/strong><\/p>\n<p>Di\ufb03cile rispondere: scrivere una storia \u00e8 un\u2019attivit\u00e0 lunga, che richiede tempo. Quindi si alternano moltissime emozioni: soddisfazione, nervosismo, sconforto, blocco dello scrittore. Nel momento in cui \u00e8 \ufb01nita ci si sente soddisfatti, \u00e8 una sensazione simile a quella che prova un artigiano quando \ufb01nisce di fabbricare un meccanismo che funziona.<\/p>\n<p><strong>Per scrivere usi carta e penna o il computer?<\/strong><\/p>\n<p>Ho iniziato quando non c\u2019erano computer, alla \ufb01ne degli anni \u201980, e per scrivere si usava la macchina da scrivere, con una tastiera rumorosa, metallica. Alla \ufb01ne bisognava ribattere per correggere. Si andava in copisteria a fare le fotocopie, che si mandavano con la posta all\u2019editore. Era tutto su carta. Con l\u2019arrivo del computer \u00e8 moto pi\u00f9 semplice lavorare, copiare, stampare, inviare. Il lavoro \ufb01sico si \u00e8 sempli\ufb01cato. Rimane anche la scrittura a mano: fogli e quaderni, se sono fuori, mi aiutano ad annotare delle idee che, arrivato a casa, trascrivo al computer.<\/p>\n<p><strong>Grazie Guido, sei stato molto disponibile e chiaro nelle tue risposte. Speriamo di incontrarci di nuovo presto!<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n[\/et_pb_text][\/et_pb_column][\/et_pb_row][\/et_pb_section]\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Saint Germain en Laye (Francia) 18\/02\/2021 Pubblichiamo le risposte ad alcune domande rivolte a Guido Quarzo, scrittore di libri per bambini vincitore del prestigioso Premio Andersen e due volte \ufb01nalista del Premio Strega Ragazzi, nel corso degli incontri online tenutisi per le classi II, III, IV e V primaria ai primi di febbraio 2021. 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